martedì 11 gennaio 2011

parlando con la mamma....

si parlava con mia mamma di altri da noi..
e mi è ventuto da dire che : "avevano la testa da ricchi".
lei mi ha detto che non capiva così gli ho spiegato il mio dire.
i ricchi stanno bene ed essendo ricchi sono convinti di non aver bisogno degli altri.
quindi usano il prossimo e per questo non lo rispettano e non lo considerano.
avere la testa da ricchi per me significa questo, al di là delle ricchezze materiali in possesso: mancare di rispetto agli altri

giovedì 6 gennaio 2011

rileggendo...mi

ecco perchè non mi piace sanremo.
forse anche perchè non sono di sanremo, e io sò che si hanno radici dove si nasce.
e allora questo stare sospesi, senza i piedi per terra, (cosa di cui scrivevo ieri), può andare bene e avere anche un senso quando sei giovane e hai voglia e forza.
oggi non vivere quotidianamente, anche se ci vivo spesso, dove ho le radici mi manca.
e vivere a mezz'aria, tra luce e mare mi stanca , e me ne accorgo, e qui lo dico ad alberto, perchè nei miei pensieri e con i pensieri cerco sempre più spesso di dare vita ad un ricordo.(uno in particolare)
e mi piace

mercoledì 5 gennaio 2011

non mi....

non mi piace dire san remo e non lo dirò.
ma la grandezza di questa parte di terra, specialmente in queste giornate di cielo coperto e senza pioggia, è che anche noi stiamo sospesi, con i piedi non per terra, e anche i pensieri stanno sospesi, e anche se mi viene un po' di malinconia, anche lei stà sospesa, leggera.
e questa leggerezza la fà sopportabile, e mi fà stare così.
a mezz'aria,sospero come tra il cielo e il mare grigi e senza orrizzonte.

e non è sensazione da poco.

"ah, se in giro ci fosse anche meno zoccarattismo e più zucca, che pace Saremo"

domenica 2 gennaio 2011

pomeriggio di fine anno

sono andato nell'uliveto, 31 dicembre di pomeriggio, col vestito della festa, (...... le scarpe di koppale, quell'andata un po' per male ed in bocca il riso amar).

a zonzo, tanto per respirare un po' d'aria che mi piace e mi dà pace.

E mi è tornato in mente di quando ragazzo pieno di idee e fantasie, per fare il poeta scrivevo righe, dicendo, e ci credevo, che non ci fossero uccelli e che fossero i rami e le foglie a parlarsi cinguettando.
E mi è tornato in mente, di quando fantasticavo la creazione di una comune-anarco- agricola e ne discutevo con i fusti degli ulivi.

mi sono accorto che oggi non ne sono più capace, nè di pensare che i rami cinguettano, nè che si possa discutere con i tronchi d'albero.

ma sorridendo mi sono detto che bello averlo fatto, averlo potuto fare.

giovedì 30 dicembre 2010

jean giono

ho finito di rileggere Risveglio.
nella pace di queste giornate d'inverno.
descrizioni bucoliche e di venti che adesso conosco e che non conoscevo dieci quindici anni fà alla prima lettura.
leggendo sentivo la campagna,rivedevo le mulattiere che portavano agli uliveti,sentivo il fischiare del vento freddo contro che ti rinserrava e faceva inchinare la natura.
davanti agli occhi le mani screpolate di mio padre, nel silenzio della potatura della vigna, e di mia madre che raccoglieva olive.
rivedo ora le nuvole che corrono a rinpiattino.
ricordo al crepuscolo, il vento che cedeva il passo alla notte che calava.
mi ritorna , fermo, dritto in piedi, come un ulivo, lo scrivere di Biamonti.
descrizioni e ricordi, venti e attese, ulivi e ginestre, silenzi e parole, scritti raminghi e la notte e poi il silenzio.
sento arrivata l'ora di rileggere francesco, con la maturità degli anni, la conoscenza del territorio e della campagna.
perchè oggi ho capito anch'io che il vento và e poi ritorna, ho capito che il vento, per largo che sia, non porta via nulla, ma dà respiro, vita, ed è soffio vitale.
e se lo sai sentire "u te scioa u pensà".
come il raccontare di Francesco

martedì 28 dicembre 2010

è passato il natale?

queste feste che non lo sembrano.
senza infrasettimanali.
un natale che mi è passato inosservato.
e questo freddo.
un buon momento per rinchiudersi e raccogliersi
una buona rimpatriata tra reduci grazie ai Nomadi e poi notti di tisane,
perchè le nottate diventino invernali,buie, silenziose e assorte, con le nuvole che camminando leggere e lente nascondono luna e desideri.

giovedì 23 dicembre 2010

consiglio per le feste..

.. di natale.
agli amici che leggono poco consiglio la lettura di un libriccino adhelphi, da 5 euro di stephan Zweig -Mendel dei libri-.
vale leggerlo che si apprezza la bellezza dei margini,l'essere al mondo senza esserci

quest'anno causa l'anticipata raccolta e frangitura delle olive, non regalerò libri ma una bottiglia trasparente riempita di torbido olio ( sturbuu) con etichetta fatta a mano, con dedica che definisce l'olio come uno dei libri che la terra ci scrive, e che noi condendo usiamo e gustiamo per leggere la terra.
e qui un distinguo:
l'olio o il vino artefatti, sono pur sempre olio e vino, ma come una cosa è leggere Calvino, Marquez, Dostojewski o Izzo, altro è leggere moccia o "don" brown.
che al palato possono sembrare anche più buoni ma sono ben altro che nutrimento.

l'artefatto è bello,buono al palato, ben confezionato,fruibile facilmente.
L'olio ed il vino, quelli veri; per condire basta una goccia,
per bere bastano due gotti, entrano dentro, vànno in profondità,
devi imparare il gusto un po' aspro, ma quando lo sai.....
moccia non lo digerisci più, anche perchè non riesci più a berlo.
in casa almeno.